Euro 2016 Le convocazioni di Conte

Questa la lista: 1 Buffon, 2 De Sciglio, 3 Chiellini, 4 Darmian, 5 Ogbonna, 6 Candreva, 7 Zaza, 8 Florenzi, 9 Pellé, 10 Motta, 11 Immobile, 12 Sirigu, 13 Marchetti, 14 Sturaro, 15 Barzagli, 16 De Rossi, 17 Eder, 18 Parolo, 19 Bonucci, 20 Insigne, 21 Bernardeschi, 22 El Shaarawy, 23 Giaccherini.

Ho aspettato l’ufficialità sperando in un repentino ripensamento, che ahimè non c’è stato. Conte si è pronunciato, e lo ha fatto anticipando che le sue scelte sarebbero state oggetto di discussione e così è stato infatti.

La nostra rappresentativa è una delle più scadenti di sempre come tasso tecnico, eppure anche quest’anno ci si accapiglia su chi avrebbe o non avrebbe dovuto far parte della selezione, come se gli assenti avessero dalla loro chissà quale pedigree tecnico.

Come ogni C.T. che si rispetti anche Conte, per stilare la lista di convocati, si è dato a monte un metodo. Da questo punto di vista, anzi, è stato sempre molto chiaro. La sua nazionale doveva essere prima di tutto una “squadra” e non una mera selezione (dei migliori), di conseguenza andava preferito al puro talento lo spirito di sacrificio, la capacità di fare “gruppo” e l’immarcescibile tradizione italiana di affidarsi, almeno, ad uno “blocco” (quello della Juventus campione d’Italia). Doveva essere un gruppo di uomini, prima che di giocatori, che davano tutto per la causa senza risparmiarsi, di conseguenza quindi andavano premiati i giocatori che avevano tirato la carretta durante le qualificazioni. Infine, e qui passiamo al lato tecnico, doveva essere una selezione di giocatori se non titolarissimi in campionato, quanto meno con un più che sufficiente minutaggio nelle gambe, capaci di ricoprire più ruoli e di adattarsi a più sistemi di gioco.

Ora è evidente che i parametri che ha dettato Conte non valgono per tutti i convocati, e del resto seguirli pedissequamente sarebbe stato illogico. Bene invece è stato valutare caso per caso, soprattutto tenendo conto che non potendo vantare su un elevato tasso tecnico (poteva essere questo l’europeo di Rossi e Balotelli se fossero stati al top della condizione psicofisica) si sarebbe dovuto fare di necessità virtù, facendo della tattica, dell’agonismo e della corsa le armi sulle quali puntare.

Fatta questa doverosa premessa restano però dei dubbi sull’operato del C.T. Troppe note stonate nello spartito di Conte. Vero è, comunque, che ogni lista di convocati da adito sempre a malumori tra tifosi, stampa e opinionisti, e che magari se non una vittoria sul campo quanto meno un ottimo rendimento degli outsider potrebbe dar ragione a Conte in merito alle scelte fatte (le quali, è bene sottolineare, si basano anche su sensazioni tecniche, dati fisici e motivazioni psicologiche che solo un allenatore può avere).

Veniamo però ai convocati. Nel bene o nel male questo è ciò che passa il convento. Il campionato italiano non esprime più i talenti di una volta (anche se nuove e valide leve sembrano farsi largo). Premesso ciò discutere di Sirigu mai titolare al Psg, oppure di Ogbonna (che vale un Astori o un Acerbi ma con un pizzico di esperienza internazionale in più, visto che gioca nel West Ham) è davvero un mero esercizio di stile visto che si tratta di due riserve difficilmente impiegabili. Forse più di Rugani (titolare a sprazzi e solo nella seconda parte del campionato) si sarebbe potuto fare un pensiero a Romagnoli, quanto meno per introdurlo nell’ambiente (così come Donnarumma), ma si tratta davvero di preferenze che non sposteranno gli equilibri.

La possibilità di giocare col 3-5-2 (modulo che prevede due esterni che facciano entrambe le fasi di gioco e che per questo più soggetti a un logorio fisico durante i novanta minuti) e col 4-3-3 dove di esterni ce ne sono ben quattro, ha obbligato Conte, giustamente, a convocare un discreto numero di giocatori da fascia: De Sciglio, Darmian, Florenzi, Candreva, Giaccherini, Insigne, Bernardeschi, El Shaarawy. Probabilmente, però, si è lasciato prendere la mano. Forse perché considera Giaccherini un interno di centrocampo (soluzione questa che se da un lato aumenta il tasso tecnico della mediana e la fluidità nel cambiare sistema di gioco in corso, dall’altro penalizza troppo in fase di contenimento), quando invece è un ala d’attacco al pari di Insigne e El Shaarawy. Il bolognese ha dalla sua però una duttilità tattica e uno spirito di sacrificio che non hanno gli altri due. I quali per giunta rendono bene, anzi benissimo, solo come esterni larghi a sinistra (Insigne da seconda punta ha sempre deluso, El Shaarawy, addirittura, non c’ha mai provato). È evidente che uno dei tre è di troppo. E il ballottaggio avrebbe dovuto essere tra Insigne ed El Shaarawy, col primo, visto il campionato disputato, più meritevole della convocazione. Il posto lasciato libero sarebbe potuto essere di un giocatore come Soriano, che nonostante rispondesse appieno all’identikit del perfetto convocabile di Conte è stato lasciato a casa. Così come è rimasto fuori uno come Bonaventuta che avrebbe fatto comodo da esterno di centrocampo e d’attacco, ma anche come mezz’ala. Come centrocampisti puri altra esclusione eccellente è stata quella di Jorginho, il miglior regista della serie A. Senza alcuno spirito polemico pare evidente che il colore della sua maglia è stato determinate nella sua esclusione. La quale per giunta fa gridare allo scandalo anche in considerazione della mancanza di un regista puro nella squadra. I due deputati al ruolo, Motta e De Rossi, non si discutono se fossero al 100%, ma non lo sono. Il romanista per giunta è il primo cambio in difesa, qualora uno dei tre centrali dovesse venir meno per infortunio (Chiellini l’indiziato) o per squalifica, mentre Thiago Motta, forse eccessivamente criticato (è pur sempre il titolare del Paris Saint Germain), più che essere un regista è una mezz’ala (e sarebbe potuto andare in concorrenza con Bonaventura e/o Soriano). Probabilmente quindi Jorginho avrebbe fatto comodo davvero a questa Italia. Per far posto all’italo-brasiliano si sarebbe potuto sacrificare Sturaro, giocatore con bel altre qualità (più dinamico e più solido in fase di non possesso) rispetto agli altri centrocampisti in rosa, ma che non ha di fatto guadagnato sul campo (visto per giunto pochissimo) questa convocazione, motivo per il quale la stessa è stata la più criticata tra tutte (non per essere ripetitivo ma siamo certi che se avesse vestito un’altra maglia sarebbe stato comunque convocato?). L’ultimo appunto va fatto per le scelte in attacco. Non portare Pavoletti (più che Belotti), il miglior bomber italiano del campionato, è parso a molti un clamoroso abbaglio. Il punto però è che il centravanti nelle cui mani, ma forse bisognerebbe dire piedi, si è affidato Conte è Graziano Pellè. Pavoletti sarebbe stato la sua riserva. Escludere il pur non brillante Eder, che ha caratteristiche diverse, per fargli spazio non sarebbe stata una scelta logica. Forse uno tra Zaza e Immobile (più il secondo) si sarebbe potuto lasciare a casa, se non fosse che in attacco, diversamente dagli altri reparti Conte si è affidato a quei paletti che ha sbandierato sin dall’inizio della sua avventura in azzurro. Metro di giudizio, questo, che non da fastidio. Quello che non va giù è l’inspiegabile mancanza di coerenza nel complesso dei ventitré convocati. Se bisogna premiare il rendimento Jorginho, Bonaventura e Pavoletti andavano convocati (Eder invece doveva restar fuori). Se bisogna avere un occhio all’equilibrio di squadra Soriano andava portato, ma soprattutto uno tra Insigne ed El Shaarawy (due doppioni) andava lasciato a casa. Se bisognava premiare chi aveva giocato in campionato Sirigu, Zaza, Sturaro dovevano restare fuori. E così via. Al di la di opinioni personali, inquinate dalla faziosità inevitabile dell’amore per la propria squadra, e al di là pure di un metro di giudizio nelle convocazioni difficilmente applicabile alla lettera (e meno male!), resta comunque l’amarezza per alcune scelte discutibili del C.T. La differenza col passato è che prima restavano a casa fior di campioni, oggi no.

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